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Il “SENSO DEL GOMITO”.

Una caratteristica peculiare ai soli russi è il “senso del gomito”. Immaginatevi un branco di migliaia e migliaia di foche che si godono il sole su una riva rocciosa dell’oceano. Si tengono così strette l’una all’altra, che ci sembra quasi di vedere un solo enorme animale scuro la cui pelle brilla alla luce del sole. Così si comportano anche i russi. Se comprendete questa caratteristica, capirete cosa vuol dire realmente essere russo. Perché? Perché è difficile che un russo faccia o dica qualcosa che non si possa spiegare con questa inclinazione a vivere in gruppo. 

Ecco perché, ad esempio, i russi amano ammassarsi in qualsiasi luogo si trovino. Osservando questo loro istinto, sapete cosa ci si trova a pensare? Se un bel giorno i russi venissero a sapere che non esistono più le folle, dentro di sé avvertirebbero che gli sta mancando qualcosa di importante. Gli inglesi, profondamente elitari nell’anima, si arrestano disgustati dinanzi alle porte di un autobus pieno all’inverosimile e, quasi certamente, si rifiutano di entrarvi. I russi invece, dandoci sotto con i gomiti, si fanno strada e finiscono dentro un autobus imbottito di gente come il pancino di un orsacchiotto di pelouche è imbottito di ovatta e trucioli. E quando raggiungono l’agognata meta, smettono di fare attenzione ai presenti, che sembrano essere sul punto di schiacciarlo tanto da spremergli l’anima, si sistemano impassibili calpestando i calli del vicino e si permettono anche il lusso di tirar fuori il giornale e cominciare a leggerlo con piacere.
E non credete ad un russo che si lamenti degli autobus pieni zeppi di gente. Questa struttura semi-fatiscente gli piace, proprio come ad un inglese piace la decrepita utilitaria che lo ha servito per secoli ed è ormai divenuta parte integrante del suo essere. Per cui, se accade un miracolo e alla fermata si presenta un autobus vuoto, un vero russo tira su di naso sospettoso e si chiede se salire oppure no.

I capi del Partito Comunista russo non hanno faticato molto a costringere i contadini ad unirsi in fattorie collettive (kolchozy), a differenza dei loro colleghi della Germania dell’Est, della Polonia o della Romania. Contrariamente a tutti questi individualisti, i russi erano già pronti ad accogliere l’idea del lavoro collettivo. Anni duri avevano insegnato loro che è possibile sopravvivere solo se si può fare affidamento al proprio vicino. Le fattorie collettive furono un’invenzione estremamente idealista, ma nonostante questo funzionarono per decenni in Russia prima di fallire miseramente.

E’ difficile immaginarsi uno svedese impacciato e terrigno, intento ad unirsi di tutto cuore all’allegro coro di persone che gli sono completamente sconosciute e a cui è venuto in mente di cantare insieme una canzone nel vagone strapieno di un treno. Non serve alcuna vodka per creare una simile atmosfera di unità collettiva. Le parole della canzone non hanno alcuna importanza, si può stonare quanto si vuole; il coro deve essere assordante, è solo questa la cosa fondamentale: se siamo insieme, non abbiamo paura di niente!

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